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Con il termine "manna" viene indicato un essudato zuccherino
costituito principalmente da mannite, acidi organici, acqua, glucosio
e, in misura minore, da levulosio, mucillagini, resine e composti
azotati. La composizione qualitativa e quantitiva della manna
è molto complessa e l'incidenza percentuale dei suoi costituenti
dipende da diversi fattori (la zona di provenienza, l'età
del frassino, la costituzione chimico-fisica del terreno e la
sua esposizione, l'andamento stagionale, ecc., tipologia di manna
utilizzata) tab.1.
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Manna in rottame %
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Manna in cannolo %
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| Mannite |
40
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55 e più
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| Acqua |
10
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10
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| Glucosio |
3
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2.2
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| Fruttosio |
3.04
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205
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| Stachiosio |
16
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12-16
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| Mannotriosio |
16
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6
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| Sali (Fe, Al, Cu, Mn) |
2
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1,5
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| Frazione proteica |
0.01
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0.005
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| Sostanze non note |
9.06
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10785
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Tab.1 - Valore percentuale dei costituenti della manna e della
manna in cannolo.
Alcuni principi, presenti addirittura in percentuale omeopatica,
sono avvertiti in maniera positiva dalla fine reattività
biologica dell'organismo umano.
Ma la manna, generalmente, contiene il 40-60% (con punte oltre
al 70º/o) di mannite o D-mannitolo (C6H14O6), che è
un alcool esavalente del mannosio, volgarmente chiamato zucchero
di manna.
Ecco la struttura chimica del D-mannitolo:
CH2OH
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HO-C-H HO-C-H
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H-C-OH
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H-C-OH
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CH2OH
Il d-mannitolo si presenta sotto forma di polvere cristallina,
o di prismi rombici trasparenti (cristallizzazione dall'acqua),
o di aghi lucenti riuniti in gruppi o disposti a raggi (cristallizzazione
dall'alcool caldo).
E' inodore, incolore e non igroscopico.
Ha sapore dolce, ma il potere dolcificante è inferiore
a quello dello zucchero.
Fonde a 165-166º C.
A temperatura superiore al punto di fusione si decompone ed emette
odore di zucchero bruciato.
Ha peso specifico 1,485-1,489.
E' ben solubile in acqua calda, meno in acqua fredda.
E', a parità di temperatura, tanto piu solubile nell'alcool
quanto piu basso è il grado alcoolico.
E' insolubile nell'etere.
Può essere ossidato in d-fruttosio (ossia nel monochetone
corrispondente) dal Bacterium xylinum o dal Bacterium aceti.
Può essere fermentato in presenza di sali minerali dagli
schizomiceti dando alcool, acido butirrico e acido lattico, e
può sottostare anche alla fermentazione lattica e butirrica.
La fotosintesi del mannitolo
La mannite può essere considerata come uno dei prodotti
finali della fotosintesi clorofilliana, un complesso processo
fotochimico che permette la trasformazione dell'energia luminosa
in energia chimica, rendendo così possibile la sintesi
di sostanze organiche complesse come gli zuccheri, partendo da
sostanze inorganiche semplici quali l'anidride carbonica e l'acqua,
secondo la reazione:
nH2O + nCO2 ---> (CH2O)n + nO2
La fotosintesi avviene in organuli citoplasmatici
circondati da duplice membrana chiamati cloroplasti, la cui membrana
esterna è liberamente permeabile alle sostanze a basso
peso molecolare, mentre quella interna è permeabile solo
a poche sostanze tra cui l'anidride carbonica.
La regione del cloroplasto racchiusa dalla membrana interna è
chiamata stroma; sospesa nello stroma c'è una membrana
continua, la membrana tilacoidale, notevolmente ripiegata a formare
una rete di vescicole appiattite dette tilacoidi.
Il processo fotosintetico è costituito da due insiemi di
reazioni quelle alla luce e quelle al buio (Fig. 2).
Le prime (reazioni della fase luminosa) hanno luogo livello delle
membrane dei tilacoidi, dove l'energia luminosa catturata dalle
molecole di clorofilla viene, attraverso la scissione dell'acqua,
convertita in energia chimica (ATP, NADPH).
Le seconde (reazioni della fase oscura) si svolgono nello stroma
del cloroplasto e trasformano l'anidride carbonica in in zuccheri
fosforilati (3-fosfogliceraldeide) ed acqua attraverso il ciclo
della riduzione fotosintetica del carbonio detto ciclo di Calvin-Benson.
Una parte delle molecole di 3-fosfogliceraldeide prodotte rimane
nel cloroplasto e garantisce il mantenimento del ciclo di Calvin-Benson;
altre vengono trasportate nel citoplasma e a seguito di condensazione
con una seconda molecola a tre atomi di carbonio, determinano
la formazione di una molecola di fruttosio che si trasforma in
D-mannosio il quale successivamente si riduce a mannitolo. Composti
organici derivanti dalla fotosintesi vengono distribuiti in tutta
la pianta per traslocazione che ha luogo nel floema, tessuto vascolare
contenente sottili tubi interconnessi formati da pareti di cellule
viventi. L'incisione del fusto del frassino, a livello floematico,
provoca la fuoriuscita della linfa elaborata circolante che, solidificando
a contatto con l'aria, da luogo alla formazione della manna.
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