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Il
frassino comincia a produrre all'età di 6-8 anni, ma non
tutte le piante entrano in produzione alla stessa età e
nello stesso periodo.
La maturazione infatti, dipende da alcuni elementi: oltre che
dalla varietà, dalla natura del suolo, dall'esposizione
e dall'altitudine.
La stagione produttiva inizia in funzione dell'andamento climatico
e le prime incisioni vengono praticate tra la fine di giugno e
la prima metà di luglio quando le foglie, a causa della
scarsezza di acqua e delle elevate temperature, perdono l'abituale
lucentezza e appaiono opache, increspate e giallastre.
In funzione dell'andamento stagionale varia la durata della produzione:
a volte si protrae fino alla metà di settembre. Nelle stagioni
estive piovose oppure molto calde, la produzione si riduce notevolmente.
Il frassinicoltore detto mannaluòru (nel dialetto
siciliano è chi produce manna) o 'ntaccaluòru
(chi fa le 'ntacche, ovvero le incisioni nella corteccia),
si accerta della maturazione dei frassini, tagliando un pezzetto
di corteccia dalla pianta (pipita).
Se dalla ferita fuoriesce una goccia, la pianta è matura
e viene praticata la prima incisione della stagione.
Le incisioni ('ntacche), devono essere eseguite con energia,
in modo da interessare l'intero spessore della corteccia fino
all'alburno, per una lunghezza variabile dai 5 ai 10 cm, a partire
da 5 cm dal suolo.
Quello che il frassinicoltore esegue è un rituale che si
tramanda da secoli, sempre uguale. Egli pratica sul tronco e sui
rami principali di ogni pianta, le nuove 'ntacche ad una distanza
di circa 2 cm dalle precedenti e leggermente inclinate per favorire
lo scolo della manna.
Il mannaluòru ha una cura particolare per le sue
piante e, per non danneggiarle, e per salvaguardare la quantità
del raccolto, l'incide l'albero con con precisione quasi chirurgica.
Per l'incisione viene utilizzato un'apposito attrezzo (cutieddu
mannaluoru o cutièddu â manna), una specie
di roncola affilatissima ed appuntita.
Dalle incisioni praticate sgorga un liquido violaceo ed amaro
che diventa dolce a contatto dell'aria e si rapprende velocemente
formando un leggero strato cristallino biancastro: la manna.
In
relazione all'inclinazione naturale del tronco o all'applicazione
di appositi rilievi posti sulla corteccia, il liquido gocciolando
forma una stalattite biancastra di varia lunghezza, il "cannòlo",
che costituisce la parte più pregiata della manna.
Quando la secrezione è abbondante o le condizioni climatiche
solo tali da rallentarne la solidificazione lungo il tronco, il
liquido scola fino a terra dove viene raccolto nel concavo "pale"
di ficodindia, nelle rigide foglie di agave o in cocci di terracotta,
dove lentamente avviene la cristallizzazione. Si ottiene così,
la cosiddetta "manna in sorte" o "manna di pala".
La parte di linfa che si rapprende lungo il tronco costituisce
invece la "manna in rottame".
Nel primo anno di produzione le "'ntacche" vengono
effettuate sul "petto" del frassino, ovvero il
lato più sporgente; nel secondo si incide il lato opposto,
la "schiena", nel terzo e nel quarto anno sui
due "fianchi".
Ma le piante più grandi, nelle annate favorevoli, possono
sopportare incisioni su più di un lato, qualora nel corso
della stagione con le incisioni si raggiunga il punto di inserzione
delle branche principali.
Dopo quattro anni si completa il primo turno di sfruttamento,
ma le varietà di frassino meridionale riescono a produrre
la manna nelle zone precedentemente intaccate, per altri 3-4 turni,
a condizione però, che vengano levigate le superfici di
taglio già ben cicatrizzate, tramite scortecciatura.
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