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Galeno, dal "De facultatibus alimentorum", III,
38:
"Fassi in su le fronde de gli alberi un liquore, il quale
veramente non si può dire, che sia il succo, né
il frutto, né parte alcuna di quelli: ma ben si può
dire, essere una specie di rugiada: quantunque non vi se ne trovi
gran copia, né manco vi si veggia del continuo. Io mi ricordo
bene, che qualche volta nel tempo della state s'è trovato
in sugli alberi, e sopra l'erbe assalissimo mele, del che giubilando,
e facendo feste i villani cantavano: Giove ne piove il mele. Era,
nell'accader questo, stata la passata notte, rispetto al tempo
della state, assai fredda, e il passato giorno molto caldo, e
secco. Per lo che i dotti interpreti della natura si pensarono
procedere questo dai vapori levati dalla terra e dall'acqua; imperocché
essendo prima rarefatti, e cotti dal sole, è da credere,
che per il freddo della seguente notte si condensassero. Ma quantunque
appresso a noi accada questo di odo, non di meno nel monte Libano
ogni anno spessissime volte interviene, onde messe molte pelli
per terra, raccolgono, crollando gli alberi i villani, e i pastori,
il mele, e n'empiono certi lor vasi, e lo chiamano mele di rugiada,
ovvero d'aria."
Traduzione di Pier Andrea Mattioli (XIV sec.)
Plinio, dall'"Historia naturalis", XI, cap. 30:
"Casca questo mele dall'aria, e massimamente nel nascere
d'alcune stelle, e suole specialmente intervenire questo nel tempo
della Canicola: ma non mai avanti al nascere delle Vergilie, poco
avanti giorno, di modo che nella prima aurora si ritrovano le
fronde degli alberi cariche di rugiadoso mele; onde coloro, che
in quel tempo sono fuori all'aria, sentono le vesti, ed i capelli
unti per tutto di questo liquore. Sia adunque questo, o sudor
del cielo, o saliva di alcune stelle, o umore, che si purghi nell'aria,
volesse Iddio, che fosse egli cosi puro, liquido, e di sua natura,
come egli era nel suo primo cadere."
Traduzione di Pier Andrea Mattioli (XIV sec.)
Avicenna (Abu Ali al Husaym ibn Sina - 980-1037):
"Cos'è la manna? E' qualsivoglia rugiada che cade
sopra pietre e alberi e sia dolce, e coaguli come miele, si essicchi
come gomma, come il teremiabin, il siracost e il miele proveniente
dalla selvaggia terra di Corassan".
Giovanni Mesue (Yuhanna Yahya ibn Masawaih - morte nell'857
D.C.):
"La manna è rugiada che cade sopra le piante e
le pietre, la cui natura è il vapore che si eleva, si completa
e matura nell'aria quando questa è serena, feconda e di
lieto aspetto. Varia però secondo la diversità degli
oggetti sopra i quali si deposita: infatti se si deposita sopra
le pietre è come piccole gocce, congelate come semi, mentre
cadendo sopra le piante si appropria delle virtù di queste
e si trova mista con particelle di foglie e fiori."
Giovanni Gioviano Pontano (1490 circa), Dal "Meteororum
liber" "De pruina et rore et manna" versi 228-246Ê:
"Quin etiam Calabris in saltibus ac per opacum labitur
ingenti Crathis qua cerulus alveo quaque etiam Syriis silvae convallibus
horrent, felices silvae, quarum de fronde liquescunt divini roris
latices, quos sedula passim turba legit, gratum auxilium languentibus
aegris, illic aestate in media, sub sole furenti, dum regnat calor
et terrae finduntur hiantes, tum tener ille vapor sensim sullatus
ab aestu versatusque die multoque incoctus ab igni concava per
loca et arescentibus undique silvis, ingratum ut sensit frigus
sub nocte madenti cum nullae spirant aurae et silet humidus aer,
contrahitur paulatim et lento humore coactus in guttas abit et
foliis sitientibus haerens lentescit, rursumque diurno a sole
recoctus induit et speciem cerae mellisque saporem. Quodque et
apes praestant arte ingenitoque favore, Hoc medicos natura hominum
producit in usus."
Traduzione:
(Inoltre sui monti della Calabria dove tra i boschi scorre
il ceruleo Crati dall'ampio alveo e le selve si spingono verso
l'alto nelle Sirie convalli: felici selve dalle cui fronde colano
succhi di divina rugiada, che un'operosa moltitudine raccoglie,
grato aiuto ai malati languenti; lì nel mezzo dell'estate,
sotto il sole furente, mentre domina il calore e le terre assetate
crepano, allora il tenero vapore insensibilmente sollevato dalla
vampa, impregnato di intensa calura, viene trattenuto durante
il giorno in luoghi incavati mentre tutt'attorno si disseccano
le selve; appena sente il poco gradevole freddo dell'umida notte,
mentre non spira alito di vento e tace l'aria, si addensa a poco
a poco e rappreso in molle liquore condensa in gocce e diventa
vischioso aderendo alle foglie assetate: infine cotto una seconda
volta dal sole assume l'aspetto della cera e il gusto del miele.
Ciò che le api ci danno istintivamente e per attitudine
la natura produce per gli sui medici degli uomini).
troppo intensa per arrivare a toccare il loro nocciolo reale.
Una di queste è certamente la parola MANNA: appena si pronuncia
fa emergere in noi ricordi biblici, evoca sensazioni magiche e
miracolose.
La MANNA è il cibo che Dio dà agli uomini.
La MANNA è un nutrimento spirituale.
La MANNA è il cibo degli Angeli e dei Beati.
La MANNA è una sostanza magico-mistica poiché citata
nei libri sacri: la Bibbia, il Corano e la Torah.
La MANNA è uno dei segni dell'alleanza tra Dio e il suo
popolo: una ciotola di Manna era conservata nell'Arca dell'Alleanza.
La MANNA è la sollecitudine e la misericordia di Dio nei
confronti del suo popolo.
La MANNA è rugiada celeste, miele aereo, sudore delle stelle.
La MANNA è il nutrimento che consente di attraversare il
deserto.
La MANNA è il cibo del deserto: si raccoglieva nel remoto
Corasan, nel deserto arabico intorno alla Mecca e nel cuore dell'immenso
Sahara.
La MANNA si produce in Sicilia e in Calabria ed è emanazione
delle stelle, alito celeste e conseguenza del fuoco terrestre
(Etna, Stromboli, Vesuvio).
La MANNA stilla dal frassino: l'albero della Vita, che abbraccia
l'universo, le cui radici arrivano al cuore della terra, i cui
rami riempiono il cielo, alla cui ombra si radunano gli dei nordici;
l'albero che respinge i serpenti e che, come serpente, ripristina
la sessualità.
La molteplicità di messaggi e segnati collegati con la
parola Manna costituiscono un crogiolo evocativo e poetico da
cui, nel corso dei secoli, sono emersi (viene da dire sono evaporati)
prodotti artistici di notevole valore.
E tuttavia si nota quasi una specie di pudore nell'affrontare
l'argomento Manna - Arte o Manna - Poesia come se fosse meglio
che restasse nell'indefinito, nel non compiuto, come se la sua
natura dovesse restare nella sfera dell'immaginario, dell'intuitivo,
dell'evocativo.
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