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La raccolta della manna si effettua dopo otto giorni dalla prima
incisione e si prosegue poi, nel corso della stagione, con intervalli
di circa 6 giorni per le cultivar di frassino meridionale (Fraxinus
angustifolia subsp. angustifolia) e, per le cultivar di orniello
(F. ornus) la prima raccolta viene effettuata solitamente
dopo circa tre settimane, la seconda dopo dieci giorni, e le successive
ogni settimana.
La
manna è molto fragile, teme l'umidità e viene sciolta
e dispersa nell'acqua, perciò capita frequentemente che
bisogna raccogliere prima del previsto, cercando di prevedere
e prevenire gli effetti negativi dei temporali estivi sulla produzione
della manna.
Il frassinicoltore ed i familiari, soprattutto anziani, scrutano
con sapienza e attenzione il cielo, cercando di cogliere eventuali
segni di perturbazioni atmosferiche nel colore, nella forma e
nelle dimensione delle nubi, nel colore che assume il sole al
tramonto e nello spirare dei venti.
L'esperto mannaluòru esegue la raccolta nelle ore
più calde della giornata. Il calore siciliano favorisce
il distacco della manna e impedisce la perdita di succo in via
di condensazione. Generalmente viene effettuata al termine delle
operazioni di incisione dei fusti.
Si
raccolgono prima i "cannoli" che vengono staccati tramite
un archetto di legno flessibile, che tende un sottile filo metallico
o, negli ultimi anni, di nylon e riposti con cura in apposite
ceste o in altri recipienti idonei.
Subito dopo, i residui rimasti attaccati al tronco che costituiscono
la cosiddetta "manna in rottame" vengono raschiati
con una paletta metallica, con manico di legno (in dialetto detta
rrasùla), facendoli cadere in una scatola di latta,
opportunamente concava nella parte da appoggiare al tronco (detta
scàtula).
Quindi, si passa alla raccolta della manna in sorte dal
concavo delle pale di ficodindia, foglie di agave o dai cocci
di terracotta.
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