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Con il termine manna vengono indicate alcune sostanze derivanti
dalle secrezioni di diverse piante, che hanno in comune con la
manna dei frassini, contenente mannite, soltanto l'aspetto e la
denominazione.
La manna biblica viene identificata da alcuni studiosi
con i talli di Lecanora esculenta e di L. affinis, due licheni
dalla consistenza di piccoli tartufi roseo-grigiastri, di dimensioni
variabili dalla grossezza di un pisello fino a quella di una noce.
Altri studiosi ritengono, invece, che si tratti della secrezione
provocata dalla puntura di insetti su alcune piante quali Anabasis
articulata, Haloxylon schweinfurthii, Tamarix marmifera ed alcune
specie di Artemisia.
Per secoli il termine fu di uso esclusivo degli Ebrei. Solo nel
I sec. d.C. Dioscoride Pedanio nel De Materia Medica lo utilizza
per indicare i grani o la polvere di incenso e con questo significato
fu utilizzato presso i Greci ed i Romani, sino a quando con l'affermarsi
della religione cristiana ritornò in uso per indicare la
manna degli Ebrei. Solamente nel secolo IX, durante il periodo
di piena affermazione della cultura araba, ricompare la parola
"manna" nell'opera di Jahia ben Masiàh, meglio
noto in occidente come Giovanni Mesue. E' certo che gli arabi
ne acquisirono l'uso durante la conquista della Persia, regione
nella quale erano note diverse manne, che diffusero presso tutti
i popoli posti sotto il loro dominio.
Durante il periodo medioevale il mercato dei vari tipi di manna
alimentò un florido commercio, e dalla Persia veniva esportata
sia in Oriente in direzione dell'India che verso Occidente. Questo
ricco mercato si mantenne fino all'affermazione della manna estratta
dai frassini. Ad oggi si hanno notizie dei seguenti tipi di manna:
- Manna di Brianson o manna laricina: è un essudato
zuccherino contenente melezitosio che si raccoglieva nelle Alpi
francesi e italiane su piante di larice (Larix decidua). Si
presenta in granelli tondeggianti ed ha proprietà lassative.
- Manna cedrina: è tratta da Cedrus libani e viene
ancora usata in Siria.
- Manna d'alhagi: è la manna di cui maggiormente
hanno trattato gli autori del medio evo che la conoscevano come
terenjabin o tarandjabine. E' la sola manna in lacrime che ancora
oggi viene utilizzata nei paesi medio-orientali. Prodotta dalle
piante di Alhagi maurorum (Foto 3), è uno principali
lassativi e purgativi della materia medica persiana, usato solitamente
disciolto in acqua o in un infuso di cassia. Questo tipo di
manna è normalmente secca e si raccoglie scuotendo la
pianta su un telo per recuperarne facilmente le lacrime concrete
e disseccate.
- Manna di astragalo: viene estratta da alcune specie
del genere Astragalus.
- Manna del Sinai o tamariscina: si ricava dai giovani
rami di Tamarix marmifera (Foto 4) in seguito alle punture di
una cocciniglia (Coccus manniferus}. Quando fuoriesce, nelle
calde ore d'agosto, ha la consistenza di uno sciroppo denso
e trasparente che si addensa raffreddandosi.
- Manna del Caucaso o di quercia: trasuda da: Quercus
vallonea; è ricca di mucillagini e glucosio e contiene
in misura minore amido, tannini e clorofilla.
- Manna di salice: si estrae da diverse specie di salici.
Ha consistenza amilaceo-zuccherina e si raccoglie in pezzetti
brunastri, verrucosi e di grandezza variabile da un pisello
ad una nocciola.
- Manna di alkania: è ottenuta dall'Hedysarum
alkhago, pianta indigena dell'Arabia e dell'Egeo, utilizzata
come nutrimento dalle carovane arabe. Manna cistina o ladanifera:
veniva prodotta in Grecia da alcune specie di cista.
- Manna d ulivo o eleomele: è prodotta dai rami
giovani d'ulivo, intaccati nel periodo della maturazione delle
olive, o dal taglio dei rami più vecchi.
Di origine diverse sono, infine, la manna del Madagascar e la
manna dell'Australia, sostanze zuccherine originate dalle punture
di insetti, parassiti rispettivamente di alcune Combretacee e
di diverse specie di eucalipti quali Eucalyptus resinifera ed
E. dumosa.
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